Scambio di Coppia
La fidanzata del mio amico (parte 41)
13.07.2026 |
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"Passarono dieci minuti prima di ricevere risposta - “Sono uno straccio, dammi qualche minuto..."
La domenica sera, l’aria in casa era ancora densa delle scorie di Venezia. Letizia si sedette sul divano, rannicchiata con le gambe al petto.
Il suo sguardo era insolitamente cupo, concentrato.
Mi guardò fisso negli occhi, confessandomi qualcosa che non le avevo mai sentito dire prima.
L - "Devo essere onesta. Questa volta Maria mi ha colpita veramente duro. Quello che ha fatto a Venezia, il modo in cui ha usato Fabrizio per colpire me... devo riconoscerle che ha fegato. Ha dimostrato il suo valore come avversaria. E non ha tutti i torti, mi sono concentrata troppo sul sesso e su me stessa, trascurando la mia relazione. Ma ha commesso un errore: ha pensato di avermi spezzata. Non sa di cosa sono capace quando mi toccano sul vivo. Presto reagirò, e le ricorderò chi è la vera regina tra noi due. Ma prima devo rimettere insieme i pezzi. Questo weekend porto Fabrizio fuori, solo io e lui. Niente telefoni, niente foto. Solo coccole, attenzioni e romanticismo. Devo riagganciarlo alla base, fargli abbassare le difese. Poi torno, e la distruggo".
Mentre Letizia pianificava la sua ritirata strategica per curare la sua relazione, la mia situazione con Maria stava prendendo una piega completamente opposta.
Il mercoledì sera, Maria venne da me.
La tensione tra noi era palpabile, un’elettricità pura nata dalla condivisione di quei video proibiti.
M - "Amore... Io non voglio smettere. Questo gioco mi sta consumando, ma mi fa sentire più viva che mai. Mi piace questa promiscuità, mi piace il fatto che siamo diventati ormai una coppia aperta, senza segreti ipocriti. Devo confessartelo: l'ultima scopata a Venezia con quell'uomo è stato fantastico. Mi ha fatta impazzire, ha risvegliato una parte di me che Fabrizio non ha mai nemmeno sfiorato. Voglio incontrarlo di nuovo. Voglio che mi prenda ancora!"
Ci pensai - "Non ho intenzione di fermarti. Anzi, l'idea eccita da morire anche me. Però a una condizione: stavolta voglio divertirmi anche io. Quella bionda che era con voi... voglio capire fino a dove posso spingerla. Voglio sfasciarla come si deve..."
Parlammo a lungo, quella notte, della consapevolezza che stavamo raggiungendo.
Per molto tempo avevamo vissuto il sesso come un territorio privato, geloso, ma ora capivamo cosa provano i veri scambisti: non è mancanza d'amore, è il brivido supremo di vedere il proprio partner desiderato, profanato da altri, per poi riprenderselo carico degli umori altrui.
C’era una complicità malata e potentissima nel sapere che stavamo offrendo i nostri corpi al macello del piacere altrui.
Maria prese il telefono e contattò la coppia. Diede un nome a quei due corpi da sballo: lui si chiama Alex, lei Elena.
Quando Maria propose un nuovo incontro, Alex rispose alzando la posta in gioco.
Niente sesso veloce: volevano una transizione lenta, una perversione calcolata.
Proposero una cena in un ristorante d'atmosfera, seguita da una notte in hotel, ma con una regola ferrea: lo scambio sarebbe avvenuto in camere separate.
Ognuno nel proprio inferno.
Il sabato sera, l’atmosfera al tavolo del ristorante era satura di provocazione.
Maria ed Elena si erano presentate all’appuntamento decise a dare spettacolo.
Maria indossava un abito rosso fuoco con una scollatura profonda che lasciava intravedere la pienezza del suo seno prosperoso.
Elena, una bionda mozzafiato dalle gambe infinite, indossava un vestito nero aderentissimo e trasparente nei punti giusti.
Per tutta la cena, le due donne non fecero altro che stuzzicare gli uomini dell'altra coppia sotto gli occhi dei rispettivi partner.
Elena mi sfiorava la coscia con il tacco alto sotto il tavolo, guardandomi con occhi provocanti mentre mandava giù il vino.
Maria, dal canto suo, si sporgeva verso Alex, ridendo alle sue battute e lasciando che lo sguardo del colosso le accarezzasse la scollatura.
Scoprii due interessanti persone, non solo fisicamente affascinanti ma anche intellettualmente.
Eravamo quattro predatori consapevoli della carneficina che sarebbe avvenuta di lì a poco.
Finiti i drink, ci trasferimmo nell'hotel prenotato da Alex.
Al banco della reception vennero ritirate due chiavi.
Ci avviammo lungo il corridoio silenzioso. Davanti alla porta della stanza 204, Alex afferrò Maria per un fianco, tirandosela contro il petto.
La mia ragazza mi guardò un'ultima volta, con le labbra socchiuse e il respiro già accelerato.
Io presi Elena per mano ed entrai nella stanza 206.
La porta si chiuse alle nostre spalle, isolandoci dal resto del mondo.
Non appena il clic della serratura scattò, l'eleganza di Elena svanì, sostituita da una spudoratezza carnale assoluta.
Si girò verso di me, si sfilò l'abito nero con un unico movimento fluido e rimase nuda.
Aveva un corpo perfetto, sodo, una terza di seno, i capezzoli già tesi per l'eccitazione.
E - "Non perdere tempo con inutili convenevoli, Marco. Alex stasera distruggerà la tua ragazza, e io voglio che tu faccia lo stesso con me. Non negarmi nulla, io non ti negherò nulla. Voglio sentirti dentro in ogni modo possibile. Spingiti finché puoi e fin dove vuoi..."
La spinsi contro la parete della stanza, afferrandole le braccia sopra la testa.
Elena era esplicita, selvaggia.
Mi cercava il cazzo con le mani, ansimando parole oscene, incitandomi a essere brutale.
La trascinai sul letto matrimoniale, la girai a pancia in giù e le sollevai i fianchi, esponendo il suo retro.
Non ci fu spazio per la dolcezza.
La penetrai la figa gocciolante con un affondo secco, profondo, che le strappò un gemito rauco, a metà tra il dolore e la pura estasi viscerale.
Elena non si tirava indietro; anzi, più spingevo forte, più spingeva il bacino contro il mio per accogliere tutto il membro.
Ben presto, il primo orgasmo la investì. Poi il secondo, quindi il terzo.
Ce ne furono altri, non avevo mai incontrato una donna in grado di raggiungere la vetta del piacere così velocemente e con questa facilità.
Inoltre, sembrava quasi un rubinetto aperto.
Il campo di battaglia era fradicio dei suoi umori.
Come anticipato, voleva sentirmi in ogni modo. Mi chiese di incularla.
L'anale era strettissimo, ma la mia amante sembrava non averne mai abbastanza.
Mi graffiava le lenzuola, girava la testa di lato per guardarmi con gli occhi sbarrati.
E - "Si! Così! Sbattimi Marco! Maria in questo momento si sta facendo rompere, non vorrai essere da meno?"
La sbattei senza sosta per quarantacinque minuti, cambiando angolazioni, usandola come un oggetto da sfogo, godendo del rumore sordo della carne che batteva contro le sue natiche e dell'odore del sesso che riempiva la stanza.
Elena era una macchina da piacere instancabile, completamente sottomessa alla mia foga.
Quando arrivai al limite, mi sfilai bruscamente e la girai di scatto, schizzando su tette e pancia, con un paio di schizzi che raggiunseronanche il viso, mentre lei si contraeva negli ultimi, violentissimi spasmi dell'orgasmo.
Rimasi steso sul letto a riprendere fiato, il petto bagnato di sudore.
Presi il telefono dal comodino e mandai un messaggio a Maria - “Io ho finito. Tu come stai?”.
Passarono dieci minuti prima di ricevere risposta - “Sono uno straccio, dammi qualche minuto. Mi riprendo un po' e arrivo”.
Ci rivestimmo rapidamente.
Elena si sistemò alla meglio davanti allo specchio, ma i segni del mattatoio erano evidenti: i capelli biondi erano completamente spettinati, il trucco sugli occhi sbavato, e sul lato del collo spiccava un vistoso succhiotto violaceo che le avevo lasciato durante un duro missionario.
Era esausta, svuotata, ma sul viso aveva un sorriso di totale appagamento erotico.
Usci in corridoio, Maria entrò poco dopo nella mia camera, trascinandosi a fatica.
Le sue condizioni era forse peggiori di quelle di Elena.
Aveva lividi evidenti sul collo e segni rossi e profondi intorno ai polsi, segno che era stata bloccata a forza.
Si sfilò l'abito rosso, lasciandolo cadere sul pavimento, e si voltò: il suo fondoschiena era completamente rosso, infiammato dalle manate e dalle spinte di Alex.
Camminava a fatica, tenendosi una mano sul basso ventre.
Si lasciò cadere sul letto accanto a me, ansimando.
M - "Amore... mi ha distrutta di nuovo. È stato... è stato spietato. Appena siamo entrati mi ha legato i polsi alla testata del letto con la sua cintura. Mi ha bendata per non farmi vedere niente e mi ha imbavagliata con un asciugamano per non farmi urlare... aveva paura che ci sentissero in tutto l'hotel. Mi ha sbattuta per un'ora senza fermarsi un secondo, mi sento la figa in fiamme... è stato un incubo meraviglioso".
Iniziammo a raccontarci ogni singolo dettaglio. Io le descrissi la spudoratezza di Elena, la violenza dell'anale, come la bionda implorasse di averne ancora.
Più parlavo, più Maria si eccitava, incurante del dolore fisico che provava.
Sentire come avevo posseduto l'altra donna le stava infiammando di nuovo il sangue.
Si mise in ginocchio tra le mie gambe, afferrandomi il membro ancora parzialmente eccitato.
Iniziò a praticarmi un sesso orale profondo, famelico, ma la situazione era satura di umori incrociati.
Il mio cazzo sapeva ancora intensamente dei fluidi e dell'odore anale di Elena; al tempo stesso, Maria aveva ancora in bocca e sul viso il sapore aspro dello sperma e della pelle di Alex.
Era un corto circuito biologico totale.
Tuttavia, i nostri corpi avevano superato il limite fisico.
Maria provava troppi dolori interni per via del trattamento subito da Alex, e faticava a muovere la mascella; dal canto mio, la stanchezza estrema e l'eccitazione puramente mentale non si traducevano nella forza necessaria per eiaculare di nuovo solo con il sesso orale.
Dopo diversi minuti di tentativi affannosi, Maria si arrese e si sdraiò accanto a me, appoggiando la testa sul mio petto.
Eravamo nudi, sporchi degli umori di un'altra coppia, doloranti e storditi.
Crollammo in un sonno profondo e pesante, avvolti dall'odore della promiscuità, consapevoli che il weekend romantico di Letizia e Fabrizio era solo una fragile tregua prima che la guerra totale ricominciasse.
Sapevamo entrambi che Letizia avrebbe trovato il modo di reagire duramente allo smacco veneziano...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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